Strani animalisti

Una risposta personale agli infami, indirizzata al movimento.

“Strani animalisti. Così siamo stati definiti sul sito dell’ENPA e poi sul Resto del Carlino dalla loro amica Nina Reverberi e da altri colleghi di Gazzetta di Reggio ed Ultime Notizie, in articoli che raggiungono i limiti dell’infamia e della meschinità. Articoli scritti in malafede da persone che in questi ultimi mesi non hanno fatto altro che dare contro ad ogni iniziativa del Coordinamento Chiudere Morini e invitare chi partecipa alla lotta a restare inattivo e consenziente. Se però finora da parte dell’ENPA uscivano solo stupidaggini (per esempio che Morini è una azienda in regola e quindi protestare è inutile, come se legale diventi legittimo, o che la legge regionale sulla vivisezione rende inutile la campagna di tutti quelli che vogliono vedere definitivamente chiuso quel lager, mentre ancora la Morini vende roditori e mangimi ai laboratori), o infelici proteste di collaborazione con i carabinieri per ritrovare i cani liberati dall’ALF, adesso si sono spinti ben più in là. E il loro subdolo scopo è chiaro.

Basti vedere sul loro sito www.enpa.it un articolo in cui prendendo a pretesto informazioni private sul mio conto passategli sicuramente dai loro colleghi carabinieri, e altre amenità manipolate e travisate,
arrivano perfino ad insinuare una collaborazione tra il Coordinamento e la Soprani.

In questi articoli vengo definito”imprenditore” e “conciatore di pelli”, insinuando che la mia lotta animalista si fermi all’utilizzo di animali per la vivisezione, e non posso non infiammarmi di fronte a tali insinuazioni. Non ho bisogno di stare a sbandierare il mio essere vegano e anti-specista (a differenza di chi considera legittima la vendita di
roditori ma non quella di cani per la vivisezione), e d’altronde chi mi conosce sa benissimo che non sono un imprenditore ma un disoccupato che si arrangia. D’altronde purtroppo le informazioni che i carabinieri
hanno dato all’ENPA sono parzialmente vere, in quanto la ditta dei miei genitori vende anche articoli in pelle e io sulle carte burocratiche risulto come socio fin da ragazzino, ma per mere questioni fiscali, non
avendoci di fatto nessun legame lavorativo o economico. A differenza di chi mi sta criticando, il mio agire per la liberazione animale non si interessa di quanto scritto su un inutile foglio dello Stato, ma alla distruzione di tutti i luoghi dove si torturino e si sfruttino esseri viventi.

Non mi piace parlare di me stesso, e sarei passato sopra alle offese se quanto insinuato dall’ENPA non potesse in qualche modo andare a creare dubbi sul Coordinamento Chiudere Morini e quindi ad inficiare in
qualche modo la campagna. Non mi piace inoltre perdere del tempo con la polemica, dedicando invece tutte le mie energie alla lotta contro gli aguzzini. Se scrivo questa mia dichiarazione però c’è un motivo: rendere
chiara l’opera che l’ENPA sta facendo contro la crescita di un movimento animalista radicale e attivo, che sta creando non pochi problemi agli sfruttatori.

Strani animalisti forse non lo siamo noi, né gli anonimi attivisti che irrompono nei luoghi di morte e salvano gli animali, ma coloro che sotto il roboante nome di Ente Nazionale Protezione Animali hanno ceduto
per decenni cani ai laboratori di vivisezione come pratica consueta (confrontate quanto scritto da Hans Ruesch in “Imperatrice Nuda”, con dichiarazioni di volontari). O forse quelli che all’arrivo nelle loro
sedi di cuccioli di cani e gatti invece di adoperarsi con premura a svezzarli e trovargli una casa hanno fretta di rinchiuderli in una camera a gas (vedi ENPA di Savona). Strani animalisti lo sono inoltre anche
quelli che di fronte alla liberazione di animali da un destino di tortura non provano un brivido di gioia ma solo la fredda volontà di collaborare con i carabinieri per far ritrovare gli animali. Tanto strani questi animalisti che oramai la loro faccia è perduta, e se ancora possono vantare credibilità tra il “pubblico”, non possono certo farlo tra gli attivisti.
E allora eccoli al contrattacco contro il Coordinamento, reo tra gli altri di aver loro sottratto credibilità e tessere ($$$$), proponendo una
lotta animalista militante, basata sull’azione e non sulla delega, sull’attesa o sulla fiducia negli avvoltoi politici. Una lotta che sia reale, e non pura rappresentazione mediatica. La crescita del movimento non la si misura dal numero di volte che si appare sui giornali, ma dalla pressione reale che si riesce a fare sugli sfruttatori, e su risultati concreti che si ottengono. La crescita di questo nuovo movimento è stata evidente negli ultimi tempi, e si pone come problema per alcune associazioni, che hanno perso credibilità anche tra i propri sostenitori, che si chiedono dove siano ENPA e compagnia adesso che la
lotta alla vivisezione è più che mai aperta e dichiarata. Chi paga le tessere di un’associazione d’altronde crede di farlo per sostenere la lotta
animalista, e non l’associazione stessa (con i suoi uffici, i suoi lauti stipendi, le sue camere a gas etc.). Molti hanno aperto gli occhi, e ovunque stanno nascendo gruppi di attivisti che si muovono senza
ricevere ordini, e danno il loro personale contributo alla lotta antivivisezionista.

Queste mie parole sono indirizzate a tutti coloro che sapranno raccoglierne il significato, che desiderano ardentemente la fine di ogni forma di sfruttamento e sono pronti ad agire per ottenerla. Adesso è chiaro che davanti a noi non stanno solo allevatori e vivisettori, né solo chi li difende armato e in divisa, ma anche quegli strani animalisti pronti a screditare ogni forma di lotta che rischi di far saltare i loro programmi politici.

Contro Morini fino alla fine!

Claudio
Ventiseienne toscano, disoccupato”