TRE GIORNATE
CONTRO MORINI
Non sono le prime e non saranno le ultime
Lunedì
- Di prima mattina cominciano ad arrivare i primi manifestanti, trovando sul
posto i carabinieri, sull'attenti dalle 7.30. Dura giornata... E come già notato
nei presidi precedenti 'qualcuno' ha spalmato del miele sul muretto,
sui pali e sugli alberi facendo si che si ricoprissero di api.. Forse è solo
la nostra malignità a farci pensare che sia un gesto contro di noi, potrebbe
benissimo essere qualche amante degli insetti. Come forse è un incomprensibile
gesto d'affetto anche il catrame sul muretto e sull'erba, e anche sul muretto
di casa del vicino... certo che siete proprio alla frutta!
Fatto stà che di fronte alle manie persecutorie dei carabinieri contro i nostri
striscioni, che non è più possibile appendere da nessuna parte, a questro giro
è spuntata una splendida impalcatura con tiranti, e per tutti e tre i giorni
lo striscione ha fatto la sua bella figura, rendendo visibile a tutti la presenza
del lager di San Polo. E sono sempre molti quelli che suonano il clacson in
supporto alla protesta, mentre altri meno timidi si fermano anche a chiedere
informazioni, ad incoraggiare e a lasciare offerte per la campagna.
Dentro Morini la giornata di lunedì non è stata particolarmente frenetica, con
la sola Giuseppina a giornata intera e Cristina a mezza giornata. Gli altri
dipendenti forse si godono delle ferie, lontano dal lavoro e dalle proteste,
ma uno di loro è stato notato più volte passare davanti al presidio diretto
ai monti con la famiglia...
Comunque il saluto a chi ha partecipato ad un'altra giornata per questo allevamento
è stato caloroso, come sempre.
Martedì
- Giuseppina era già al lavoro alle 7 di mattina e adempiva al suo dovere gratificante
spazzando il cortile antistante la casa della Soprani. Era evidente che la dipendente
della ditta Morini si sentisse a disagio di fronte a alcuni di noi che la osservavano.
La mattinata si è poi scaldata presto, con l'arrivo di Rita Morini e di sua
sorella Marta, che ha quasi investito e ucciso un cane che era con noi (dettagli
più precisi in "le menzogne di Marta"). In tutta la mattina abbiamo
avuto ben 5 incontri con le due sorelle, in cui non ci sono state remore nell'urlare
il proprio disprezzo per chi spedisce animali a morire nei laboratori di vivisezione.
Di Giovanna, invece, da un pò di tempo neanche l'ombra.... sarà il caldo che
la fa stare in casa...
Anche in questa giornata due dipendenti, per cui entrare e uscire in mezzo a
25 manifestanti è stato lento e rumoroso. Da segnalare anche il continuo valzer
che i dipendenti fanno, entrando alcuni da una via e altri dall'altra, uscendo
dalla parte opposta da cui sono entrati, e cambiando entrata dalla mattina al
pomeriggio. Tanta fatica per trovare sempre qualcuno ad accoglierli...I volti
e le espressioni di queste persone erano abbastanza chiare; evidentemente non
ce la fanno più e si sono rese conto che non cè poi tanto da scherzare
con chi desidera ad ogni costo la distruzione di ogni luogo di prigionia e di
tortura. Nel pomeriggio alcuni attivisti, stanchi di riposare sotto l'ombra
degli alberi hanno giocato a nascondino con la Digos sul retro dell'allevamento,
mentre un altro è riuscito ad arrivare al campanello e a parlare al citofono
con Marta Morini. Quest'ultima ha cercato di intimorirlo dicendogli che lo ha
riconosciuto dalla voce e che sa tutto su di lui. Noi non abbiamo mai dubitato
un attimo che i vostri amici carabinieri potessero darvi qualunque informazione
su di noi, lo abbiamo dato per scontato fin dall'inizio della campagna.
Ma
noi non abbiamo niente da nascondere, non abbiamo onta o vergogna, nè timore
di uscire allo scoperto con le nostre idee, stando continuamente a San Polo
davanti al vostro allevamento. Noi lottiamo per le nostre idee, voi uccidete
per denaro.La differenza è palese.
Mercoledi - Alla mattina gli attivisti hanno aggirato le forze dellordine presentandosi davanti la casa della signora Soprani dando ancora una volta il buongiorno agli sporchi aguzzini; dopodiché si sono incamminati in direzione del cancello principale riuscendo quasi a raggiungerlo. I dipendenti non sono neanche usciti per effettuare la pausa pranzo. Giovanna però non c'era. Forse temendo di dover sopportare le pressioni degli attivisti si rifugia da qualche parte, oppure potrebbe essere ricoverata a far delle analisi. Se così fosse ci auguriamo che guarisca presto, e che torni a casa, perché noi non possiamo più fare a meno di farle sapere cosa pensiamo del suo lavoro.