MORINI, RIVENDICATO
IL ROGO DELL'AUTO
San Polo, lettera dei presunti autori: «L'azienda deve chiudere»
La ditta dei cani beagle «Forse si fanno vivi per tornare alla ribalta»
di Mauro Grasselli
SAN POLO. Senza
fine la telenovela Morini. Con una lettera anonima alla Gazzetta di Reggio,
arrivata ieri in redazione, è stato rivendicato l'incendio dell'auto
di Giovanna Soprani, titolare dell'azienda che alleva beagle, da anni al centro
di polemiche. La lettera è firmata con l'imperativo «Morini deve
chiudere», lasciando intendere che a spedirla sia stata l'ala radicale
del fronte animalista che da tempo chiede lo stop dell'attività da parte
della ditta sampolese, nel mirino per la vendita di cavie da laboratorio.
L'incendio della Citroen Pallas di Giovanna Sopranni avvenne nella notte tra
il 10 e l'11 luglio scorso. L'auto era parcheggiata sotto un porticato. Fu la
stessa proprietaria a dare l'allarme. Con le fiamme, ci furono due scoppi. Si
pensò subito al gesto di qualcuno tra coloro che da tempo combattono
una vera guerra contro l'azienda (da cui hanno preso le distanze le principali
associazioni animaliste), ma i vigili del fuoco affermarono che non vi erano
tracce di dolo, e che l'incendio causò lo scoppio degli pneumatici.
LA LETTERA. Nel documento alla Gazzetta, spedito lunedì 18 da Bologna
per posta prioritaria, gli autori affermano che il «cortocircuito non
c'è mai stato. Rivendichiamo l'incendio avvenuto la notte tra il 10 e
11 luglio a San Polo ai danni della Citroen Pallas di Giovanna Soprani. La rete
è stata tagliata, sotto l'auto sono stati messi un congegno a tempo,
bottiglie di benzina e due bombolette di gas da campeggio. E' questa la reale
causa dell'incendio che ha distrutto l'auto».
Gli autori della lettera affermano inoltre che «le menzogne su un improbabile
cortocircuito sono state create dalle forze dell'ordine per mettere a tacere
un gesto di rinnovata conflittualità verso chi è complice di vivisezione».
«IL DUBBIO C'ERA». «Hanno rivendicato l'incendio? In effetti,
il dubbio che fosse doloso c'era - dice Marta Morini, figlia di Giovanna Soprani
-. L'incendio è stato scoperto alle 4 di notte da mia madre. Subito dopo,
i carabinieri hanno transennato l'area e due periti dei vigili del fuoco hanno
fatto accertamenti, escludendo il dolo e parlando di corto cirtuito. Ma per
il nostro elettrauto, è ben difficile che l'auto abbia preso fuoco da
sola, alle 4 di notte».
«E' UN AUTOGOL». «Gli autori della lettera scrivono che quella
notte hanno tagliato la rete dell'azienda? Questo non è vero - afferma
Marta Morini -. Può darsi che adesso si facciano vivi per tornare alla
ribalta, dopo un po' di silenzio sulla nostra azienda. In ogni caso, rivendicando
l'incendio fanno una cosa che va contro il loro interesse e quello degli animalisti.
Intanto, per il 25, 26 e 27 agosto è in programma un altro presidio animalista
davanti alla nostra ditta. A Ivrea la questura non dà più il permesso
agli animalisti di protestare contro la Rbm; qui invece glieno consentono ancora.
Chissà, forse dopo questa rivendicazione la nostra questura potrebbe
cambiare idea. Per noi sarebbe meglio pensare che sia stato un corto circuito;
o forse sarebbe meglio il dolo, se servisse a far cambiare idea alla questura».
La Gazzetta di Reggio del 20/8/2003