GLI ANIMALI NEI LABORATORI NON SOFFRONO? LA TESTIMONIANZA DI UN INFILTRATO IN UN LABORATORIO TEDESCO.
In questi ultimi giorni si e'
assistito a una girandola di dichiarazioni incredibili di vari
scienziati che, spaventati da un attivismo antivivisezionista
sempre piu' efficace e determinato, hanno fatto quadrato per
difendere la legittimita' morale e scientifica della
sperimentazione su animali. Accanto all'ormai scontato dott.
Garattini, troviamo pero' stavolta anche l'"animalista"
prof. Umberto Veronesi, che arriva addirittura a raccontare che
gli animali, nei laboratori, non soffrono. Comitati etici
vigilano sul benessere degli animali, le riviste scientifiche si
rifiutano di pubblicare lavori che abbiano comportato sofferenze
per gli animali, e cosi' via, in una girandola di affermazioni
sempre piu' assurde. Qualcuno ci credera'? Chissa'. Le persone
credono a quel che fa loro comodo, e di certo fa comodo pensare
che ammazzando i topi si salvino i bambini e che questi topi non
soffrano nemmeno. Notevole il fatto che questi scienziati
vivisezionisti non si limitino a rispolverare il luogo comune
"la sperimentazione su animali e' indispensabile al
progresso scientifico", affermazione che si puo' facilmente
controbattere su un piano scientifico, ma insistano invece
proprio sull'aspetto etico, arrivando a negare l'evidenza. Sara'
disperazione, incoscienza, o semplicemente sono convinti che il
pubblico sia profondamente stupido? Sia come sia, siamo lieti di
presentarvi in anteprima questo articolo, che riporta una
testimonianza di prima mano sulle atrocita' commesse nei
laboratori di sperimentazione animale tedeschi (ma sono tutti
uguali, italiani, tedeschi, inglesi, americani, in tutti i
laboratori gli animali fanno la stessa fine). Buona lettura, agli
"animalisti vivisezionisti", a chi non sapeva, a chi
non pensava, e a chi stara' male leggendo queste pagine. In
attesa di una Scienza vera che spazzi via questa barbarie. Marina
Berati
www.Novivisezione.org - info@NoVivisezione.org
Questo articolo sarà pubblicato nel numero di settembre del trimestrale Orizzonti, rivista dell'ATRA - Associazione svizzera per l'abolizione della vivisezione (Lugano) - infoatra@blumail.ch
IL LABORATORIO DEGLI ORRORI. Un
attivista ATRA è stato "prestato" alle associazioni
tedesche per un'infiltrazione presso il più grande laboratorio
pubblico in Europa: l'ex ZTL dell'Università di Berlino. Mentre
scendo alla fermata Lankwitz della metropolitana di Berlino mi
stupisco di come tutto sia avvenuto così in fretta. Due
settimane fa ero nella sede ATRA di Lugano, stavamo guardando un
vecchissimo articolo sul laboratorio ZTL della Freie Universität
Berlin e, come per scherzo, è venuta fuori la proposta:
"Perché non proviamo a infiltrarci? I vivisettori tedeschi
non conoscono le nostre facce. Potremmo ottenere valido materiale
per supportare iniziative di animalisti berlinesi." Quasi
uno scherzo che si sarebbe trasformato in un incubo. Ma ancora
non lo sapevo. Due telefonate, due mail, l'infiltrazione è
perfetta, e subito in agenzia a prenotare il volo. Con
l'adrenalina di una nuova azione, con l'incoscienza di chi non ha
veramente riflettuto sulle possibili conseguenze. Cammino verso
Kramher Strasse. Attraverso un quartiere residenziale, un
ponticello su uno splendido torrente, e campi sportivi dove
giovani e meno giovani si godono un insolito caldo sole di marzo.
Un altro ponticello e mi trovo davanti a un bosco. Ho paura di
avere sbagliato strada. Dov'è lo ZTL? Che, tra l'altro,
ufficialmente, ha cambiato nome è ora si chiama Research
Facility for Experimental Medicine. Poi il primo shock di questa
due giorni di sofferenza e dolore. So che è stupido ma mi
colpisce il fatto che lo ZTL, cinque piani di vivisezione, sia
nascosto dietro un bosco dove le persone corrono, pranzano, si
baciano. Ignari delle torture che si svolgono a meno di 20 metri
di distanza Visto dal vivo lo ZTL è ancora più grosso e mi
blocco. Arrivano, solo li, i primi dubbi, ci riuscirò? Essendo
molto orgoglioso decido che non mi posso tirare indietro.
Incontro i vivisettori e stringo mani che normalmente danno la
morte. "Hi. How are you? My name is..." Il sorriso è
sempre stampato sulla mia faccia. In questa enorme struttura,
collegata con l'ospedale, si svolgono esperimenti per cinque
diversi campi di ricerca: malattie infettive, patologie
cardiovascolari, ricerca sui tumori, endocrinologia e
neuroscienze. Inizio il giro di visite, non è la prima volta che
vedo esperimenti di vivisezione e so di essere in grado di
mantenere una faccia impassibile. Dentro inizio a morire e scopro
che l'esperimento spesso non è la cosa peggiore. Il dopo, il
dopo, il dopo... Quando si svegliano, quando passa l'effetto
dell'anestesia, quando non sono più sotto analgesia... Il dolore
che provo è troppo, non riesco a parlare, non riesco neanche a
concepire quanto possa essere il loro. Rischio di essere
sopraffatto, mi piego verso la gabbia per non farmi vedere dal
vivisettore, ho lo sguardo assassino e il cuore stanco. I
cuccioli... i cuccioli... non li avevo mai visti sotto
esperimento... Riesco a finire questo primo giorno, ormai per
inerzia, ma le ultime due ore sono sprecate, non riesco a
memorizzare più niente. Cammino verso la metropolitana e vado in
centro. Avviso gli altri dell'ATRA e dico loro che non ce la
faccio a fare il secondo giorno. Mi capiscono e mi dicono di
prendermi un giorno di vacanza, "Stai tranquillo, vai a
farti un giro, goditi Berlino, va già bene così". Provo a
bere qualcosa di forte ma l'adrenalina è troppa, non provo
neanche a ubriacarmi, non riuscirei. Di mangiare non se ne parla.
Dopo vado a letto e il soffitto mi fa compagnia insieme a
programmi televisivi in una lingua che conosco appena. Non mi
sono mai sentito così solo, non mi sono mai sentito così solo.
Mi sveglio di colpo, devo essermi addormentato all'alba, guardo
l'ora. Mi sento un vigliacco a stare a letto e mi alzo. Decido di
andare per un solo motivo, il dolore che provo è niente rispetto
a quello che provano gli animali vivisezionati. Mi sento un
vigliacco anche solo per aver pensato di mollare. La doccia mi
aiuta e riprendo il metrò. Cambio la fermata, non voglio più
arrivarci dal bosco. Scendo a Botan. Garten e attraverso una zona
abbastanza squallida. L'immagine della ZTL, arrivandoci dalla
città è ancora peggio. All'ultima curva il laboratorio appare
dietro un condominio. Un grosso condominio di tre piani appare
come una casetta della bambole rispetto al laboratorio. Cinque
piani di orrore, morte, sofferenza... cinque piani di dolore
somministrato con precisione, freddezza, scientificità. Pensavo
di aver già visto molta vivisezione e di essere preparato ma le
dimensioni e il numero di animali mi sconvolgono. Vomito in un
cassonetto. Quando arrivo i vivisettori mi guardano dicendomi che
ho una faccia proprio brutta: "Hey, what a nasty
face..." Do la colpa al disco pub in cui non sono andato, ai
troppi drinks che non ho bevuto, alla walkiria che non mi sono
portato a letto... Due sorrisi e strizzate d'occhio, il fascino
latino sulla bionde tedesche è noto e ne approfitto... E tutto
ricomincia di nuovo:
- cani avvelenati dalla chimica e dalla batteriologia
- topi con la pelle distrutta
- ratti con 12 parti del cervello malate
- topi con la cornea devastata
- animali manipolati geneticamente per diventare portatori di
malattie e sofferenza
- scimmie ammalate di tumore
- topi infettati e pieni di cisti
- cavie peruviane con fegato e reni distrutti
- ratti nutriti a etanolo per mesi completamente ubriachi e in
piena sofferenza
- roditori dagli intestini distrutti
- topi moribondi con cervello, polmoni e fegato malati
- maialini a cui era stato colpito e poi strappato il cuore
- topi infetti con patologie intestinali
- roditori vari con ulcere micidiali
- ratti con infiammazioni croniche, calcificazioni nel cervello e
genitali atrofizzati.
- criceti con le ovaie massacrate geneticamente
- ratti privati del sonno, tenuti a digiuno e sottoposti a
trattamenti chimici.
- topi col cuore infettato
- ratti con la pressione sanguigna alterata e poi i casi
peggiori, i cucciolini di roditori con sostanze chimiche per
distruggergli il cuore, con difficoltà cardiache e pressione
alterate, sottoposti a iniezioni di una chimica criminale,
nutriti in maniera anomala per sviluppargli patologie. Finiamo,
saluto, esco. Mi spiace non essere riuscito a fare foto
all'interno ma, come mi hanno detto, è pericoloso fare foto
perché potrebbero finire nelle mani degli animalisti. Esco,
respiro e non riesco a piangere. Mi sento in colpa ad essere
libero, mi giro a guardare di nuovo quel posto di orrori. È
finita, non riesco a non essere contento che per me sia finita ma
non riesco a smettere di pensare agli animali la dentro. Auguro
loro la morte, non solo agli animali per lenire le loro
sofferenze. So di essere finito in un incubo da cui non uscirò
mai più. Spesso molte persone mi dicono che non riescono a
guardare le foto di vivisezione, ancora meno i filmati, ci
chiedono di non mostrare immagini cruente. A queste persone
vorrei dire che i filmati, anche i peggiori, sono niente in
confronto alla realtà. I sostenitori della vivisezione
sostengono che gli animali non soffrono, che la vivisezione non
si fa più, che le foto che abbiamo sono vecchie e ci criticano
perché non mostriamo immagini recenti. A queste persone non ho
niente da dire. Auguro solo loro di provare un decimo della
sofferenza che provano gli animali nei laboratori e in altri
centri di tortura. Non di più, solo un decimo... perché sono
sicuro che, anche solo una piccola parte di quel dolore, li
porterebbe alla disgrazia, alla pazzia, al suicidio. Zaino