Marted́ 20 marzo una ventina di attivisti si è presentata davanti
alla sede principale di PETRINI a
Bastia Umbra per chiedere che l'azienda non rifornisca più
l'allevamento Morini.
Petrini vende al lager di San Polo d'Enza il mangime per tutti quegli
animali dal destino già
segnato: un futuro di torture e sevizie li aspetta sui tavoli dei
vivisettori.
La nostra lotta è scomoda e le prescrizioni che ovunque riceviamo ne
sono la testimonianza:
oggi siamo stati accolti dall'assoluto divieto di adoperare qualsiasi
strumento sonoro, dal megafono
al semplice fischietto, e dal divieto di avvicinarsi all'entrata.
Comunque le nostre urla hanno infranto quel silenzio che
tranquillizza Petrini e centinaia di volantini
distribuiti hanno svelato il collegamento tra questa ditta e la
vivisezione.
Una cattiva pubblicità è il minimo che un fornitore di Morini si deve
aspettare.
Diversi tentativi
di comunicare con i dirigenti sono stati vani, e questo ci spronerà a
farci sentire con più assiduità.
Da questo momento solo un impegno scritto di rifiutare qualsiasi
contatto con questo allevamento
potrà evitare quello che qualsiasi azienda non vuole: decine di
attivisti e centinaia di proteste
davanti alle proprie sedi.