Processi agli attivisti del coordinamento: arrivano le prime sentenze
Non è diffamatorio definire "ASSASSINO" chi alleva animali per la vivisezione

Il consueto appuntamento davanti al Giudice di Pace di Montecchio Emilia, per i processi contro gli attivisti del coordinamento, sta cominciando a produrre interessanti sviluppi.
I fatti contestati sono perlopiù legati a frasi e parole scritte o pronunciate ai tempi in cui era ancora un diritto manifestare a S.Polo. Frasi che l'accusa riteneva ingiuriose, diffamatorie e in qualche caso addirittura minacciose.
Il primo procedimento con tre attivisti imputati per ingiurie, si è chiuso in pochi minuti con la remissione della querela da parte dell'accusa, per un vizio di forma.
Secondo procedimento: imputati altri due attivisti per diffamazione.
Avevano esposto un cartello raffigurante un cane vivisezionato, accompagnato dalla scritta -Soprani "Assassina"-. I due attivisti sono stati assolti perché si è ragionevolmente riconosciuto che il significato di quel termine, in un'accezione figurata e simbolica, ben descrive la realtà dei fatti per cui protestavano davanti all'allevamento.
Questa sentenza torna come un boomerang contro chi sperava di vendicarsi, per essere stato smascherato pubblicamente e dover sopportare la vergogna dei propri traffici.
Rimangono ancora molti attivisti che dovranno difendersi dall'accusa di ingiuria per aver presumibilmente pronunciato la stessa parola "assassina" o "boia". Purtroppo oggi tre di loro sono stati condannati al pagamento di circa 1000 euro ciascuno, ma confidiamo che in appello e nei processi a venire, si torni a sancire la preminenza delle finalità etiche delle proteste sui moti egoistici di Giovanna Soprani.
Appuntamento per i prossimi processi il 27 settembre 2006, sempre a Montecchio Emilia.