Sul corteo del 6 Maggio
Alcune considerazioni

Sabato 6 maggio a Milano si è tenuta una manifestazione contro la vivisezione che ha visto la partecipazione di più di duemila persone.
Dal concentramento di piazza Duca D'Aosta (stazione centrale) l'assembramento di persone richiamato dall'Oipa e da numerose associazioni animaliste italiane ha raggiunto, percorrendo la tratta più breve, la centralissima p.za del Duomo.
L'andamento è stato tranquillo, colorato, senza soste e senza picchi di protesta specifici. Gli organizzatori hanno pensato l'evento in modo tale che avvenisse un ritrovo il più allargato possibile, puntando sulla comunicazione da effettuare all'arrivo su di un palco allestito con microfoni e potenti casse.
Il risultato di visibilità certamente è stato raggiunto così come l'intento di far partecipare le diverse realtà del movimento animalista più o meno istituzionalizzato. Quando diciamo istituzionalizzato intendiamo non solo tutte quelle organizzazioni non a scopo di lucro che agiscono sul proprio territorio contro le varie forme di sfruttamento animale, bensì ci riferiamo anche a quei politici che in questo momento hanno il compito di legiferare in merito.
La presenza di quest'ultimi forse è stata il motivo principale per cui i gruppi della parte del movimento radicale non sono stati formalmente invitati, seppure è da riconoscere che nessuno ha espresso una volontà contraria, almeno in via ufficiale.
Comunque, individualmente, alcuni di noi alla marcia sono andati e hanno riscosso manifestazioni di forte interesse e complicità, prova ne è stato il fatto che coloro che distribuivano la rivista La Nemesi e il materiale delle campagne Aip, Chiudere Morini e Primati Liberi sono stati presi d'assalto.
Quindi non sulla carta, ma dove più conta, fra la gente, c'eravamo anche noi. Fra la gente però, fra gli animalisti sinceri... perchè della campagna elettorale messa in piedi dagli amici della Moratti che hanno avuto parola sul palco ci disgustiamo e ci rammarichiamo fortemente.

In ogni caso l'atmostera a nostro avviso è stata positiva; non è certo di tutti i giorni riempire con simili contenuti la piazza più importante di una delle più grosse città; i momenti da ricordare non sono mancati, perchè sentir attribuire, a gran voce e davanti a tanta gente, gli appellativi giusti ai torturatori di animali, senza andarci affatto per il sottile, costituiscono la base fortemente condivisa da tutto il movimento; inoltre una certa soddisfazione è affiorata quando da più punti del corteo abbiamo sentito scandire spontaneamente slogan inneggianti alla liberazione, all'azione diretta.
Tuttavia dubitiamo che i presenti tornino a casa con nuovi spunti per agire concretamente: i suggerimenti che sono stati dati dai vari interventi sul palco hanno insistito giustamente sulla necessità di combattere una battaglia culturale per gli animali, ma gli addebitiamo la colpa di aver dato alle persone quelle che sono le loro più rosee speranze, non la realtà. Hanno fatto intendere che esiste una comunità scientifica rilevante seriamente impegnata a ridurre i campi di sperimentazione, eppure sappiamo quanto questa sia minoritaria e quanti nuovi campi di sperimentazione si stiano diffondendo (basti pensare ai nuovi massicci utilizzi per le biotecnologie e le nanotecnologie).
Ciò che noi osserviamo attraverso il lavoro quotidiamo che svolgiamo da anni, nelle molteplici giornate di protesta che ci portano a contatto con case farmaceutiche, allevamenti, consolati e tribunali è che non c'è nessuna volontà di riconoscere le istanze dell'animalismo e tanto meno le rivendicazioni di stampo antispecista. Ci vuole ben altro per interrompere certi rapporti commerciali: si deve interferire con gli interessi economici e d'immagine.

Di conseguenza, quando venga anche fatto in buona fede, gioire eccessivamente per aver ottenuto una data per un congresso sui metodi alternati alla sperimentazione, esaltarsi ed esaltare per aver ottenuto un palco in centro, continuare a sventolare la vittoria della cessazione dei test per la cosmesi quando è rimasta una promessa drammaticamente non mantenuta, esibire la nascita di un ufficio diritti animali e alludere a non precisate leggi che verrano, stando bene attenti a non dire nemmeno quali queste siano, significa credere che sognare a occhi semi-chiusi salvi la vita agli animali, significa avere una fede cieca nel nostro sistema democratico guerrafondaio, significa non tenere nemmeno il conto del numero degli animali vivisezionati che aumenta giorno dopo giorno.

Non possiamo astenerci dal fare un'analisi diversa della situazione e cioè dobbiamo dire che è il nostro stesso stile di vita che condanna a morte gli animali, il nostro stesso...di noi che siamo lì compresi, ingabbiati a nostra volta, anche se certamente in condizioni ben migliori, in un meccanismo che è teso al progresso, e in un progresso che spinge al consumismo, e in un consumismo che crea disugualianza e ingiustizia...per le quali sono sempre gli animali i primi a pagare...insomma dire che la scienza sarebbe il referente delle nostre richieste, che il nuovo Dio della modernità ci ascolterà e ridarà pace e fratellanza, significa mentire, non cogliere il problema alla radice e la cosa ci porta pericolosamente fuori strada.
E' stato espresso il desiderio che la ricerca guarisca se stessa da quel brutto male, da quella malattia che la affligge, la sperimentazione animale: c'è chi lo auspica perchè la vivisezione è immorale e chi si limita vergognosamente ad avvalersi del fatto che sia inutile, come se in caso contrario divenisse pratica ragionevole.

Noi siamo totalmente disillusi da questo punto di vista. Non perchè crediamo di avere le forze per spazzare via con un colpo di mano gli aguzzini, al contrario conosciamo quale repressione viene esercitata dalle istituzioni per arginare una cambiamento in questa direzione.
L'ultima persecuzione che abbiamo subito risale a giovedì, quando alcuni attivisti del nostro movimento di base sono stati arrestati con l'accusa di sabotaggio a strutture elettriche altamente inquinanti.
Semplicemente siamo convinti che il quadro generale della società patisce più di una sola malattia e da una malato cronico, agonizzante non è lecito aspettarsi una guarigione autonoma (a meno che sei di Vita Universale e credi nei miracoli). Allora urge un intervento, drastico. Quando un animalista, in cuor suo e DAVANTI A TUTTI, smetterà di sottoporre se stesso alla Legge, un secondo e decisivo passo avanti sarà compiuto in un percorso consapevole, determinato, realista.

Se è vero che non possiamo non tener conto che le istituzioni gestiscono la sorte degli animali e che non è possibile chiudere un lager alla volta con la nostra pressione, è vero però che divenendo estremamente, nel nostro insieme, scomodi, più che tutti esperti diplomatici, daremo l'unica decisa spinta all'antivivisezionismo che il sistema può recepire.
Gli stessi politicanti sul palco hanno denunciato gli scopi di profitto che perpetuano la barbarie...bene, se saranno sempre meno remunerative e tollerate cadrà la ragione principale della loro esistenza. Chissà se qualcuno ha capito invece cosa intendeva il forzaitaliota, quello con le scarpe e la cintura di pelle, quando ha detto ai presenti che c'è bisogno del loro entusiasmo per vincere: forse dovremmo mettere la nostra delega su una scheda elettorale aggiungendo la postilla ''con entusiasmo'' per far sì che migliorino le cose? Una delega è una delega, impersonale, scialba, inconsistente, il contrario esatto dell'entusiasmo.
Una rappresentante della Lav ha detto sabato: ''I vivisettori sono uomini come noi, rivolgiamo loro le nostre richieste''. Non prendendo in considerazione i più sadici dottori, riferendoci esclusivamente a coloro che sono 'solo' contaminati dai trend della scienza convenzionale (?): pensiamo davvero che saranno i vivisettori ad avere lo scatto per rivedere se stessi e quindi a ribaltare i dettami della dottrina scientifica?
Meglio stare coi piedi per terra e accettare di doversi confrontare con la cruda realtà. Ci vuole agitazione, concetto non antitetico alla sensibilizzazione se saputo sostenere adeguatamente da tutti.

Noi sorridiamo a chi ha esultato in piazza, e non solo nasconto tra le proprie mura di casa, per la liberazione del 27 aprile di cani e roditori dall'Università di Farmacologia a Milano; noi non ci dissociamo come tanti altri hanno pietosamente fatto, come supportiamo tutto ciò che si può rivelare utile a ottenere concretamente la salvezza anche solo di un essere vivente e a scuotere l'opinione pubblica.
Perchè l'ALF dovrebbe fare paura a chi è in grado di assumersi la responsabilità che comporta l'amore per gli animali?
Credete anche voi, come i giornali della disinformazione, che chi ha la capacità di violare un laboratorio possa non avere l'intelligenza di tener conto dei rischi di contaminazione da virus?
Fermare la mano che violenta gli animali, disturbarla nella torbida concentrazione o lasciarla vuota, oppure privarla degli attrezzi con i quali squarta le loro carni, corrisponde davvero a uguale, illegittima violenza? Oppure, come ha dichiarato la Lav sulla stampa, che chi ha salvato questi animali dalla morte "non è un animalista"?
Concordiamo con l'intenzione di essere uniti quando si condividono degli obiettivi, ma la questione è agire, con l'urgenza in corpo, confrontandosi con i risultati, passare tutti dalle parole ai fatti.
Come fossimo un topino da laboratorio, rosicchiare la scatola nella quale hanno confinato i nostri desideri. Siamo ancora in tempo; ci sono dei punti in cui può cedere! Rosicchiamo tutti, non perdiamoci d'animo, non perdiamo tempo a guardare negli occhi i nostri carnefici.
Se saremo fortunati, capiranno di conseguenza... avevamo ragione di essere agitati... una volta che saremo fuori dalla loro portata forse, dai loro trucchi, dai loro ricatti, una volta che avremo conquistato la libertà.
Anche nel nostro caso conquistare è agire e chiedere è aspettare...inutilmente, all'infinito.
Raggiunto faticosamente anche questo peso nella società, il movimento in difesa degli animali potrà giocare le sue carte, provocando e non elemosinando, passo dopo passo, l'abolizione delle leggi dello sfruttamento programmato.

Questo significa generare una crescita di entusiasmo e arrivare a disporre di un movimento di azione e opinione alle spalle.

Per la liberazione animale, che è liberazione umana e della Terra

Alcuni attivisti delle campagne Chiudere Morini, A.I.P., Primati Liberi.