Ore 18.00 di giovedì 27 aprile, Milano.
Una ventina di attivisti penetra nell'università e se ne esce con in
mano 11 cani, 12 conigli e un numero imprecisato ma alto di topi e
ratti.
Un'azione che ha lasciato tutti di stucco, compresi studenti e
ricercatori presenti all'interno dell'istituto.
Riportiamo uno dei tanti articoli apparsi sui media in questi giorni.
«Li ho visti entrare. Giovani, sui 20-25 anni, silenziosi e decisi.
Sapevano dove andare, tanto che non si sono diretti verso i
laboratori nel seminterrato bensì dove vengono ricoverati gli
animali, lo stabulario, al quarto e ultimo piano». Testimonianza di
un addetto del laboratorio di farmacologia che ricostruisce
l'irruzione degli animalisti «senza guanti o altre protezioni ma solo
col volto coperto parzialmente con sciarpe, foulard e cappellini» nel
palazzo al civico 32 di via Vanvitelli.
Blitz che sarebbe stato attuato da un gruppo vicino ad ambienti
anarchici, secondo la Digos: gli animalisti sono entrati da un
cancello carraio elettrico, approfittando dell'uscita di alcuni
dipendenti del Cnr, hanno spostato l'orientamento di una telecamera
con una scopa e, quindi, sono saliti allo stabulario portando via
otto cani di razza Beagle, tre golden retriever, dodici conigli e un
numero imprecisato di topi e ratti. Poi, sempre seguendo la
ricostruzione degli investigatori, il gruppo è sceso dal quarto piano
dell'edificio con gli animali ed è uscito da una porta secondaria
spezzando una catena. Scena, quest'ultima, vista da molti studenti
che non hanno però ben compreso cosa stesse accadendo.
E, intanto, sui tempi di comunicazione dell'emergenza apparsi non
proprio tempestivi, la polizia ha precisato di aver saputo solo nella
serata di ieri del problema ovvero quasi ventiquattrore dopo il blitz
animalista. Continua, naturalmente, la caccia ai tre conigli
infettati con vaiolo di origine bovina anche se ora l'autorità
sanitaria, lo stesso direttore del dipartimento universitario che
stava eseguendo la sperimentazione Michele Carruba e il prefetto Gian
Valerio Lombardi tendono a smorzare i toni, sottolineando come il
rischio per la salute dell'uomo sia estremamente basso. Si tratta,
ricordano le autorità, di animali che rientrano in una ricerca per
scoprire un vaccino che possa bloccare l'insorgere del papilloma
all'utero. L'agente inoculato nei coniglietti, dovrebbe infatti
rimanere attivo per pochi giorni ancora, poi la sua carica virale
decadrà. I più esposti, secondo gli esperti, potrebbero essere i nati
dopo il 1980, che non hanno fatto la vaccinazione antivaiolosa, in
precedenza obbligatoria: «I rischi non sono letali ma gravi - spiega
un medico - e variano da una cheratite virale (descritta in
letteratura unicamente come malattia professionale degli addetti ai
laboratori) a infiammazioni cutanee con esiti cicatriziali».
L'appello delle forze dell'ordine è ovviamente quello di non
sbarazzarsi degli animali abbandonandoli o mischiandoli con altri,
perché l'infezione potrebbe trasmettersi, ma di segnalare il luogo
dove si trovano in modo che l'Asl possa recuperarli.
Nel frattempo per rintracciare i conigli i Nas stanno controllando
canili e strutture di vario tipo. E, nel frattempo, gli inquirenti
stanno cercando di identificare i componenti del commando. Che
stranamente per la prima volta non hanno ancora rivendicato l'azione,
neppure con una semplice scritta sui muri del laboratorio. Non si
esclude, sempre sul fronte delle indagini, che il gruppo animalista
abbia ricevuto le informazioni «giuste» da una talpa, cioè da
qualcuno all'interno dell'edificio - studente o tecnico - che sia. Di
certo non è la prima volta che il centro di via Vanvitelli è oggetto
di attacchi.
(fonte: corriere della sera)
Riportiamo a solo scopo informativo - avvertiamo che spesso commenti e notizie apparsi sui media possono essere falsati e manipolati.