L'8 marzo si è tenuta al Centro Ricerche Marine una conferenza sui
grandi vertebrati marini che
aveva lo scopo di creare un tavolo comune di lavoro tra il centro
stesso, gli enti locali, gli istituti
zooprofilattici, la capitaneria di porto e il corpo forestale dello
stato.
All'esterno di questo luogo di torture si è tenuto invece un presido
con non molti (ma combattivi)
attivisti che armati di volantini, striscioni e megafono che hanno
ricordato al CRM di essere un obiettivo
della campagna che da 4 anni lotta per chiudere il lager di S.Polo e
che le iniziative di protesta
non termineranno fino a quando questo laboratorio non cesserà di
rimpinzare il portafoglio
della Soprani con migliaia di euro grondanti sangue di topo.
Ad alcuni dipendenti che ci hanno consigliato di cercare nelle leggi
una soluzione al problema
vivisezione con la convalida di alcuni metodi alternativi abbiamo
risposto dicendogli che proprio
il direttore del CRM, il sig. Poletti, se da una parte lamenta la
mancanza di questi metodi,
dall'altra potrebbe benissimo convalidarseli da solo, visto che fa
parte anche dell'ECVAM,
l'istituto che si occupa proprio di rendere validi i metodi
alternativi all'uso di animali.
Buffo vero? Sostengono di essere obbligati per legge ad utilizzare
cavie e poi sono
loro stessi che potrebbero cambiare la legge.
Fortuna che da quando è in piedi la campagna contro Morini di cose
strane ne
sono sempre successe (vedi multe magicamente scomparse o proroghe ai
lavori di sistemazione
generosamente concesse) e quindi siamo ben abituati a rimanere
increduli, altrimenti era
il caso di stupirsi anche di questa ultima affermazione.
Abbiamo avuto modo di chiaccherare anche con alcuni studenti della
facoltà adiacente, che per
quanto fossero concordi con noi nell'ammettere la brutalità di questa
pratica, sospirando si
dicevano rassegnati, quasi a sostenere che quando ci sono forti
poteri economici da contrastare
è facile essere sconfitti in partenza.
Noi non ci rassegneremo mai.
Morini lo vogliamo chiuso e lo vedremo chiuso.