Animalisti in
campo per salvare i beagle
Tratto dal quotidiano "Liberazione" 15.05.05
AZIONI DIRETTE - In provincia di Reggio Emilia una società alleva cani e li vende ai laboratori per la vivisezione. Dal 2002 il "Coordinamento" organizza presidi, raccolta di testimonianze e cortei per boicottare l'allevamento, in un clima crescente di criminalizzazione. Ma la lotta non si ferma: il 19 maggio è la giornata di protesta on-line.
di Federico Primosig
Nel maggio del 2002 ha
inizio, in modo del tutto casuale, quella che forse è la vicenda
simbolo dell'animalismo italiano degli ultimi dieci anni. Un
camion da trasporto, contenente cani beagle destinati alla
vivisezione, viene fermato dalla polizia alla frontiera con
l'Austria per un controllo di Routine. Il mezzo, giudicato
inadatto per il trasporto degli animali, viene costretto a
rientrare al luogo di partenza: l'allevamento Morini di S.Polo
D'Enza, in provincia di Reggio Emilia.
La vicenda è finita su stampa e tv facendo scoprire al pubblico
l'esistenza di questo allevamento e la terribile sorte dei
moltissimi animali che hanno la sfortuna di finirci dentro.
L'allevamento di cani di razza beagle "Stefano Morini
sas", che esiste dal 1953, in realtà non si limità ad
allevare cani ma "tratta" anche molte altre specie di
animali utili per gli esperimenti da laboratorio. Tra i clienti
dell'allevamento, infatti, più che semplici privati in cerca di
un amico a quattro zampe, ci sono numerosi laboratori
farmaceutici, centri di ricerca sparsi in tutta italia e vari
dipartimenti di università statali che si riforniscono presso la
Morini della materia prima per i propri esperimenti.
Oltre alle irregolarità nel trasporto dei cani, però, alla
società ne sono state contestate altre, come la falsificazione
dei libretti sanitari dei cuccioli, la loro mancata iscrizione
all'anagrafe canina, l'uso di un inceneritore di carcasse
inadatto (che è stato quindi sequestrato) e, persino, l'assenza
di una licenza specifica per l'allevamento di cani.
Tutto ciò ha dato il via alle prime azioni animaliste con lo
scopo di boicottare l'attività dell'allevamento. I primi
presidi, che avevano anche il compito di segnalare le targhe dei
furgoni utilizzati per il trasporto dei cani, hanno dato vita,
infatti al "Coordinamento nazionale per chiudere
Morini", una delle realtà animaliste più diffuse ed
efficaci in Italia (il cui bollettino periodico è scaricabile
dal sito www.chiuderemorini.net).
L'obiettivo del Coordinamento è, appunto, la chiusura
dell'allevamento in cui tuttora si trovano, in attesa del loro
destino, più di 600 cani beagle e centinaia di altri animali tra
topi, ratti, porcellini d'india, criceti e conigli.
L'occasione per poter incontrare e conoscere gli attivisti è
stata una serata benefit, in sostegno delle sue attività,
ospitata da uno spazio romano occupato, non nuovo ad iniziative
in favore di cause animaliste. Carlo (il nome è di fantasia)
vive a Milano, ha 26 anni, lavora in un canile e fa l'attivista
nel tempo che gli rimane: ha deciso di dedicare buona parte della
sua vita alla difesa dei diritti degli animali. "E'veramente
raro - ci dice - che qualcuno di questi cani abbia la fortuna di
sfuggire al suo destino". Tra i fortunati c'è il beagle
"DL4", una sigla che sta ad indicare che il cane ha
vissuto a lungo in un laboratorio come cavia per il DL50, un test
di tossicità che viene interrotto solo quando la metà dei
soggetti presi in esame muore per asfissia, soffocamento o
arresto cardiaco.
"DL4" è stato venduto dall'allevamento Morini ad
alcuni laboratori farmaceutici in provincia di Milano, dove è
stato costretto a subire esperimenti fino a che l'impegno di
alcuni volontari è riuscito a restituirgli la libertà.
Il periodo di recupero è stato molto duro: per sei mesi
"DL4" ha vissuto ignorando qualunque stimolo esterno,
uscendo dalla buca che si era scavato unicamente per nutrirsi,
fino a che vedendo la persona che si stava prendendo cura di lui,
invece di rintanarsi come al solito, si è avviato scodinzolando
verso il cancello.
Il Coordinamento ha prodotto una vasta documentazione relativa ai
numerosi presidi e alle azioni dimostrative compiute finalizzate
a disturbare le attività dell'allevamento. Inoltre, sono state
raccolte numerose testimonianze su quello che vi succede
all'interno. Forse la più inquietante è quella di un ex
dipendente di una ditta di idraulici: "Ai topi risultanti in
eccesso venivano inferti colpi di martello e ammassati ancora
vivi in sacchi per l'immondizia e quindi gettati nei forni
inceneritori. Mi accorgevo che erano ancora vivi, in quanto
rosicchiavano la plastica dei sacchi. [... ] ho potuto constatare
le pessime e vergognose condizioni igieniche in cui vengono
tenuti i cani: quelli di razza Yorkshire sono stipati in box di
cemento a decine e costretti a vivere fra i loro escrementi in un
fetore insopportabile. [...] ho avuto modo di assistere alle
varie fasi di caricamento sul camion dei beagle destinati ai
laboratori di vivisezione in Italia e all'estero. Dapprima
venivano stipati a forza di calci e pugni in gabbie strettissime
e poi caricati su camion non adibiti al trasporto di animali.
[...] Posso confermare che all'interno dell'allevamento i
cuccioli di cane nati con qualche difetto, o deboli o ammalati,
oppure in sovrannumero, vengono buttati vivi
nell'inceneritore".
Una dichiarazione agghiacciante per la quale l'operaio si è
beccato una denuncia per diffamazione. Ma l'attività del
Coordinamento ha sortito qualche effetto.
Per esempio, nel 2002 l'Emilia Romagna ha approvato una legge
regionale che vieta l'allevamento di animali destinati alla
vivisezione sul proprio territorio, impedendo dunque alla Morini
di vendere animali a laboratori che li utilizzino a quello scopo.
Il divieto, purtroppo, è rimasto in vigore fino al giugno
scorso, quando il ministro per gli affari regionali La Loggia ha
impugnato la legge facendola annullare dalla corte costituzionale
e consentendo quindi alla Morini di riprendere l'attività.
Molti clienti dell'allevamento, comunque, in seguito alle
numerose lettere di protesta dei cittadini, hanno interrotto i
rapporti commerciali. "L'aspetto più inquietante di
quest'ultimo periodo - dice ancora Carlo - è il tentativo,
coerente con il clima generale di criminalizzazione delle lotte,
di schiacciare il movimento animalista con la repressione: si
viene denunciati anche solo per aver gridato un semplice
slogan".
E' in questo clima che, il 20 novembre 2004, si è svolto a
S.Polo d'Enza il terzo corteo internazionale, dove le oltre 1500
persone presenti si sono trovate a dover affrontare numerose
cariche da parte delle forze dell'ordine, senza alcuna via di
fuga.
"Tra i manifestanti che hanno subito le cariche c'erano
donne con bambini, un ragazzo con le stampelle, un altro su una
sedia a rotelle e persone tra i 15 e i 60 anni; il bilancio
finale conta varie ossa rotte e una mascella massacrata, oltre al
furgone del sound system fracassato a colpi di manganellate per
poterne estrarre il guidatore".
In seguito a quella drammatica giornata, che ha anche provocato
un'interrogazione parlamentare, la questura di Reggio Emilia ha
vietato qualsiasi tipo di manifestazione o presidio sul
territorio di S.Polo d'Enza. Non che il divieto abbia fermato
l'attività degli animalisti.
Anzi, sono nati i cosiddetti "non presidi", ovvero
staffette finalizzate a garantire la permanenza costante di
almeno due persone alla volta (numero insufficiente anche per
poter ipotizzare il reato di adunata sediziosa) davanti
all'allevamento Morini.
Inoltre il 19 maggio si svolgerà una giornata di protesta
on-line per colpire i server coinvolti con la vivisezione e, dal
primo luglio, è in programma il secondo incontro sulla
liberazione animale, una tre giorni di incontri, dibattiti e
iniziative.