Smascherata Università di Bari
I clienti vivisettori vengono alla luce

Il Coordinamento ha ricevuto materiale interessante proveniente dall'Università di Bari, precisamente dal dipartimento di Zoologia e Fisiologia. Le foto che vi mostriamo evidenziano chiaramente le condizioni di maltrattamento a cui sono sottoposti gli animali e la considerazione che i vivisettori hanno di loro: semplici oggetti da usare e buttare via.
Dalle immagini si vede anche il mangime prodotto dall'allevamento Stefano Morini: questa ditta non si smentisce mai con il suo immancabile contributo alla tortura animale.
E'probabile che anche i roditori che vedete provengano dal lager di S.Polo d'Enza ma non è possibile dare conferma di questa notizia. Qui sotto riportiamo il racconto di chi ha scattato la foto all'interno degli stabulari:

"Un posto insospettabile in uno stabile sulla terrazza al sesto piano, irraggiungibile con gli ascensori e accessibile solo attraverso una scala interna del Dipartimento di Zoologia e Fisiologia. Il rumore dell'impianto di condizionamento aumenta mentre ci si avvicina. Dalla porta vetrata e dalle finestre si scorgono immagini agghiaccianti: centinaia di topi ammassati in scatole di plastica trasparente, a volte anche sei, sette per contenitore. Immersi nelle loro stesse feci e pressati contro le pareti per la carenza di spazio. Alcune targhette ne indicano il sesso e la data di nascita. Il cibo è quasi inaccessibile per i roditori, posto sulla grata che fa da copertura alle vasche e l'abbeveratoio in alcuni casi è irraggiungibile. Ma in un'altra stanza, poi, un'immagine ancora più inquietante: 5, forse 6 celle trasparenti (foto in alto) con i topi, appesi per la coda ad un gancio in alto, attaccati con un nastro a testa in giù, che si dimenano in uno stato comatoso, alcuni barcollano. Senz'acqua e con cibo a cui è difficile arrivare in quelle condizioni. Quale ricerca scientifica giustifica un simile maltrattamento? In un angolo della stanza si vedono sacchi di mangime proveniente dall'Azienda di Stefano Morini di S.Polo d'Enza (RE), la stessa che fornisce alle Università italiane migliaia di beagle ogni anno per esperimenti di vivisezione. Violenze perpetrate in nome della scienza, per realizzare inefficaci esperimenti. Vite violentate anche solo per far esercitare gli studenti. Queste piccole creature bianche vengono utilizzate per mutazioni, esperimenti di elettrofisiologia, biochimica. Uno scandalo che non può, non deve, restare ancora nell'ombra, celato lassù, in soffitta."

Clicca sulle immagini per ingrandire