Tre giorni
di campeggio - tre giorni di azione
Resoconto
del campeggio contro Morini
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![]() la vernice apparsa all'ingresso di via s. giovanni bosco |
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![]() il grasso sul muretto "regalatoci" per non farci sedere |
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![]() zoo profilattico sperimentale |
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![]() tende del campeggio |
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![]() birra lager |
Frastornati e arrabbiati
per il nuovo assurdo arresto di Sergio a
Roma (incredibilmente arrestato per la stessa azione per la quale già
era ai domiciliari in attesa di processo!), una ventina di attivisti
si sono trovati lungo il fiume Enza martedì 27 luglio, pronti ad
allestire un campeggio dal quale partire per una serie di presidi
contro Morini e i suoi collaboratori. L'arresto di un amico e di un
compagno non ci fermano e ci fanno solo capire ancora di più che
questo sistema è marcio fino alle fondamenta. Anche in nome suo,
della sua passione e dedizione, porteremo avanti la lotta contro lo
sfruttamento degli animali e della Terra!
Quello che segue è un breve resoconto di quanto accaduto durante il
campeggio.
MERCOLEDÌ- Due gruppi
separati di attivisti partono per una giornata
di azione.
Il primo diretto all'allevamento, dove sarà tenuta una presenza
costante di 10-15 persone dalle 9 alle 19.00 per tutti e tre i
giorni. In questo giorno non si è registrato come al solito molto
movimento, se non quello di dei dipendenti, che da tempo cercano di
sfuggire alle proteste entrando da via Fontaneto (una parallela a Via
S. Giovanni Bosco). In compenso in vista del campeggio è aumentato il
numero dei carabinieri presenti, come sempre maldisposti verso
chiunque manifesti o esprima solidarietà ai manifestanti.
Particolarmente vergognoso a proposito venire a sapere delle
infantili minacce a vicini che potrebbero dare un minimo di aiuto
agli attivisti, facendo mettere qualcuno all'ombra o facendogli
parcheggiare la macchina!
L'altro gruppo si è
invece diretto ad un presidio alla sede del
Gruppo Cinofilo Reggiano, delegazione ENCI (Ente Nazionale Cinofilo
Italiano) di Reggio. Questo per sottolineare quanto sia vergognoso
che venga accettato tra i membri iscritti all'ENCI un allevamento che
manda i cani a morire nei laboratori di vivisezione tra incredibili
patimenti. Come dare attestati e pedigree ad un simile allevamento?
La loro risposta è stata all'altezza dell'ente che rappresentano,
sproloquiando solo in termini di cavilli e carte da bollo, senza un
minimo di attenzione al sentimento e all'etica. Di fronte al problema
dei cani mandati da Morini ai laboratori hanno saputo dire solo che
la legge glielo permette e loro si adeguano. Alla domanda se si
comporterebbero ugualmente se la legge ritenesse legale uccidere
esseri umani e bruciarli nei forni crematori uno dei presenti ha
avuto almeno la coerenza di rispondere di sì, dimostrando come un
burocrate non possa vedere degli esseri viventi dietro ai numeri e
alle parole nei fogli che compila. Il che non stona con un ente
dichiaratamente razzista, capace di discriminazione piena tra cani di
serie A e cani di serie B, questo dopotutto è il loro lavoro.
Non finisce qui, e come già annunciato ci faremo sentire anche dalla
sede nazionale di Milano.
GIOVEDÌ- Un gruppo si dirige all'allevamento, dove in molte ore di presenza come al solito si è visto ben poco movimento. All'uscita da lavoro Giuseppina, urlando di essere stanca di essere chiamata collaboratrice di torture è uscita dall'auto brandendo un bastone verso un manifestante. Giovanna Soprani ha invece fatto capolino come molte altre volte dal cancello in fondo a Via San G. Bosco, anche se cerchi di nasconderti dietro le colonne riusciamo a vederti.
Un altro gruppo torna alla sede ENCI di Reggio, dove per tutta la mattina distribuisce volantini, informa i passanti e dialoga con gli impiegati, cercando di spiegare le proprie ragioni etiche. Viene ripetuto l'invito di farsi vivi a Milano, da cui dipende tutto, e non mancheremo di farlo, per ribadire quanto sia vergognoso dare un riconoscimento cinofilo a chi manda i cani a morire nei laboratori.
Nel pomeriggio
un gruppo di dodici manifestanti si sposta fino a Villa Minozzo, uno sperduto
paesino nelle montagne reggiane dove ha sede la tipografia
Inot, rea di stampare i cataloghi, i poster e altro materiale di Morini.
L'arrivo di manifestanti in questo paese deve essere una novità assoluta,
ma nonostante il clima di allarme preparato abilmente da stampa e carabinieri
gli abitanti hanno dimostrato solo curiosità e un notevole supporto alla
nostra lotta.
Molte le persone anziane che ci hanno dato una parola di sostegno,
dicendo di amare gli animali. Visto il divieto di usare qualunque
strumento sonoro il presidio è stato silenzioso, ma estremamente
visibile. Dopo tre ore in cui si è provato a dialogare con i
proprietari della tipografia, bloccati da solerti carabinieri
interessati a tenere ben distante la possibilità di un confronto, gli
attivisti hanno dovuto telefonare ad Inot e chiedere se, vista la
situazione, fossero disposti ad uscire per scambiare due parole e
porgli un opuscolo sull'inefficacia della ricerca su animali. Da qui
è sorto un tranquillo dialogo da cui abbiamo potuto spiegare
ampiamente le nostre ragioni, far valere la chiarezza e ridicolizzare
l'operato di giornalisti che ci avevano dipinto come teppisti o
tifosi inferociti e dei carabinieri che avevano creato timori
infondati. I proprietari della tipografia hanno ampiamente condiviso
le nostre posizioni etiche, hanno recepito il messaggio
sull'inutilità della vivisezione e non hanno difeso il loro lavoro
con Morini che con una posizione: la necessità economica di accettare
qualunque lavoro, anche di cataloghi atroci come quello di Morini.
Noi abbiamo ampiamente spiegato le nostre posizioni, trovandoci di
fronte a persone aperte al dialogo. Abbiamo loro posto una ennesima
pulce nell'orecchio riguardo il ruolo che hanno nell'invio di animali
ai laboratori di tortura tramite quei cataloghi, e speriamo che
questo basti per ricevere al più presto un concreto attestato di
solidarietà con le centinaia di cani e le migliaia di roditori
prigionieri dentro Morini: smettere di stampare per questa ditta.
Contenti del dialogo avuto abbiamo promesso che non saremmo tornati
il mattino dopo e ce ne siamo andati, ma con la stessa rapidità
potremmo anche tornare per un'altra protesta.
VENERDÌ- Un solito gruppo di attivisti si è diretto all'allevamento, questa volta trovando Giovanna Soprani intenta a parlare con i carabinieri appena tornata da una spesa. Che sorpresa per lei vedersi sbucare dal niente una decina di persone urlanti! Sperava forse di potersene uscire indisturbata, ma da un momento all'altro qualcuno è presente per ricordarle la tortura che subiscono gli animali che vende ai laboratori!
Un altro gruppo
di una quindicina di attivisti si è diretto invece a Parma, per un presidio
all'Istituto Zooprofilatico Sperimentale, centro di ricerca che acquista animali
e/o mangime da Morini. Il presidio è stato molto rumoroso, e dal piccolo
palazzo dell'IZS hanno sicuramente sentito le ragioni della protesta e di una
posizione contro qualunque forma di vivisezione. Da notare come fossero ancora
visibili e non cancellate le scritte contro la vivisezione e i legami con Morini
fatte qualche mese addietro. Forse vi mancano i soldi un barattolo di vernice?
Non contenti alcuni attivisti hanno poi fatto una visita pomeridiana alla nuova
università di Parma, dove ha sede il Dipartimento di Biologia Animale.
Entrati all'interno e dopo aver visto una pila di gabbie per roditori dietro
una porta chiusa ermeticamente è cominciata una protesta rabbiosa con
urla e slogans per tutti i corridoi del dipartimento, facendo sapere a queste
persone che qualunque tipo di ricerca nei loro laboratori troverà degna
opposizione.