Alcune considerazioni sulla manifestazione del 7
dicembre

La manifestazione di sabato 7 dicembre contro
l'allevamento Morini è stata parte di un progetto,
nato dall'incontro di individui, gruppi e associazioni
spinti dalla volontà di chiudere definitivamente il
lager Morini sperimentando metodi di lotta nuovi per
il movimento italiano. Il Coordinamento ha accomunato
persone con esperienze di lotta anche estremamente
differenti, ma con una progettualità comune di
intenti.

La giornata del 7 ha portato in piazza, e davanti
all'allevamento, quasi 1500 persone. Vedere così tante
persone ad una manifestazione contro la vivisezione
dopo anni è stato sicuramente un grande successo,
soprattutto alla luce del boicottaggio da parte di
alcune tra le più grandi associazioni che in forma
pubblica o, ancora peggio, privata hanno invitato le
proprie delegazioni a non parteciparvi. La credibilità
che è stata data allo `sconosciuto' Coordinamento
Chiudere Morini è un segnale forte della voglia di un
movimento militante.

Portare in piazza tante anime così diverse del
movimento rischia però di creare situazioni difficili
da gestire, come è poi avvenuto. Sappiamo tutti che il
movimento animalista è diviso e frammentato e non ha
mai formato un fronte unitario. Nasconderlo sarebbe
ipocrita. Di fronte a questa divisione qualcuno invoca
una unione a tutti i costi, che sarebbe solo fittizia,
mentre altri fanno di tutto per accentuare ogni minima
differenza e impossibilitare collaborazioni.
Noi non ci riconosciamo in nessuna delle due parti.
Siamo convinti che l'unione faccia la forza, ma che la
faccia soltanto quando questa unione è basata almeno
su di una comunione di intenti, se non di metodi. Noi
siamo bendisposti a collaborare con tutti coloro che
abbiano anche metodi diversi dai nostri, ma che
perlomeno abbiano gli stessi intenti di chiudere
Morini e fermare la vivisezione senza alcun tornaconto
personale. Con chi invece pare abbia solamente un
interesse di immagine o di rientro economico dalla
lotta animalista, con chi non lotta per gli animali ma
per svariati milioni al mese, con chi si autoproclama
leader del movimento e con chi si offre di collaborare
con le forze dell'ordine per "ripristinare la
legalità" (leggi riportare i cani liberati a Morini)
noi crediamo di non avere nessuna comunione di intenti
e pertanto non riteniamo nemmeno vantaggiosa una
collaborazione. Unirsi a loro significherebbe diluire
il contenuto della nostra lotta, che è un NO deciso
alla vivisezione e al potere farmaceutico.

Ma con gli altri, con coloro che realmente hanno
interesse per la liberazione animale e che sono venuti
fino a S. Polo per dimostrarlo, abbiamo interesse a
collaborare per creare un movimento più forte. Ci
rammarica quindi che durante la manifestazione di
sabato si siano verificate delle incomprensioni,
dovute anche a gesti e atteggiamenti completamente
fuori luogo in quel momento da parte di alcuni
manifestanti, chi fraintendendo le intenzioni del
corteo e chi invece è sempre pronto a sfruttare senza
logica situazioni del genere, senza curarsi
minimamente del lavoro svolto, e ancora più
importante, di quello ancora da svolgere per la
chiusura dell'allevamento Morini.

Condividiamo la rabbia di queste persone, e speriamo
che tutti la condividano, e come loro vogliamo al più
presto la chiusura di tutti i luoghi di tortura. Sta
però a noi tutti avere la lucidità di capire cosa sia
importante ora per il movimento, quali metodi siano
efficaci e possano farci avere risultati e quali
momenti scegliere per applicarli.

Coordinamento per Chiudere Morini